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Arvier

Arvier è un paese della valle centrale posto all’incirca a metà strada tra Aosta e Courmayeur.

Il capoluogo, sito sulla destra orografica del torrente Dora Baltea, si sviluppa ad un’altitudine di 770 metri s.l.m., così come l’abitato di Leverogne, ma il territorio comunale raggiunge i 3442 metri.

La sua superficie è di 33,4 km².

Arrivando da Aosta, troviamo subito sulla destra il municipio, mentre poco più avanti, sulla sinistra comincia il borgo di Arvier.

La chiesa San Sulpizio e il castello La Mothe, sempre sulla sinistra, rimangono un poco più in alto.

Più avanti, posta all’imbocco della Valgrisenche, vi è la frazione di Leverogne.

Inoltrandoci in questa valle, troviamo le frazioni di Rochefort, di La Ravoire, di Chamin, di Chamençon e di Baise-Pierre, fino ad arrivare a quella di Planaval, ultima frazione prima del comune di Valgrisenche.

Appena sopra Leverogne troviamo la piccola frazione di Chez-les-Garin.

Sopra Arvier, invece si sviluppano le frazioni di Chez-les-Fournier, di Chez-les-Moget, di La Crête, del Verney, del Petit-Haury e del Grand-Haury.

Scendendo verso il comune di Villeneuve, sulla sinistra, troviamo la frazione di Mecosse.

Il versante posto sulla sinistra orografica della Dora, vista la sua ripidità, non ospita nessuna frazione.

Tuttavia, la sua esposizione a Sud e la presenza di pareti rocciose sovrastanti ne fanno il luogo ideale per la coltura dei vigneti dell’Enfer.

Il vino dell’Enfer

Per l’asprezza del terreno e per la scarsità d’acqua, la zona posta sulla sinistra orografica del territorio di Arvier non ospita nessuna frazione.

L’esposizione a Sud e la presenza di imponenti pareti rocciose favoriscono per l’intera area elevate temperature, facendole meritare l’appellazione di Enfer, ossia inferno.

Tuttavia, proprio queste caratteristiche ne hanno fatto da secoli il luogo prediletto per la coltivazione della vigna.

E’ infatti del 1312 il primo riferimento documentato alla viticoltura ad Arvier, una reconnaissance che attesta a Rodolphus de Avisio la proprietà di una vigna nella zona dell’Enfer.

E sempre l’Enfer, secondo lo storico Carlo Passerin d’Entrèves, compare in una cronaca del 1494, essendo uno dei vini con cui il canonico Giorgio di Challant accoglie il re di Francia Carlo VIII, di passaggio in Valle d’Aosta.

Nonostante esordi così promettenti la viticoltura ad Arvier conosce anche periodi di profonda crisi.

Se infatti mantiene un ruolo importante per tutto il medioevo e – pur tra varie avversità – supera il periodo della peste e delle incursioni francesi del XVII secolo, è a partire dall’Ottocento che cominciano le più gravi difficoltà.

Sono quelli gli anni infatti in cui compaiono l’oidum tuckeri e la peronospera e soprattutto la philossera, un piccolo insetto che da solo riuscirà a ridurre in modo spaventoso la viticoltura in Valle d’Aosta.

Tra la prima e la seconda guerra mondiale, la viticoltura ad Arvier viene quasi abbandonata.

Tuttavia, intorno agli anni Trenta alcuni volenterosi iniziano a risistemare i terreni incolti e a mettere a dimora barbatelle di Petit-Rouge particolarmente adatte al clima.

Nel secondo dopoguerra, l’attività viticola riprende, grazie all’impulso dato da alcuni pionieri, tra cui don Giuseppe Fosson, il parroco di Arvier.

Nel 1959, si costituisce il Consorzio di miglioramento fondiario con lo scopo di rilanciare la viticoltura sul versante dell’Adrè.

Non sarà cosa facile riportare alla produttività terreni con una pendenza di 20 gradi.

I lavori di scasso iniziano nel 1969 e terminano nel 1976 con la messa a dimora di 22.000 barbatelle.

Nel 1978, la neo-costituita cooperativa Co-Enfer vendemmia il primo raccolto.

Nel frattempo, nel 1972, l’Enfer d’Arvier ha ottenuto la denominazione di origine controllata che ne riconosce la particolarità e la qualità, definendone anche la zona di produzione.

Attualmente, oltre alla Co-Enfer, a mantenere viva la tradizione vi è anche un produttore privato.

L’Enfer d’Arvier D.O.C. è vinificato in prevalenza da uve Petit-Rouge e da altri vitigni autoctoni o della tradizione valdostana, ottenendo un vino rosso dal colore rubino, con riflessi che vanno dal granato al violaceo.

E’ un vino di grande struttura che ben si accompagna ai secondi piatti a base di carne.

adminI Dintorni